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Dinosauri a merenda

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mercoledì, 23 luglio 2008

Mazinger Z

Leggendo il fumetto dei giapponesi Go Nagai e Gosaku Ota “Mazinger Z”, datato 1972, non si può che rimanere interdetti constatando la debolezza e ripetitività delle vicende narrate, la disarmante semplicità del linguaggio e l’inconsistenza dei personaggi; per fortuna, pagina dopo pagina, gli elementi narrativi cominciano ad assumere sempre più forza, diventando colonna portante di tutte le future serie robotiche (sia fumetti che cartoni animati) dell’esplosivo, colorato, a tratti diabolico ed erotico, mondo di Go Nagai.
Goldrake, Il Grande Mazinger, Getter Robot, Jeeg, sono alcuni tra i più popolari personaggi robotici, ma anche i più cupi, demoniaci e cruenti personaggi come Devilman, Mao Dante e Violence Jack, sono entrati di diritto nell’immaginario collettivo non solo nipponico.
La vicenda di Mazinger Z narra di un ragazzo (Koji Kabuto) che si trova a dover affrontare i mostri meccanici del Dottor Hell, reduce nazista che in nome del proprio credo vuole terminare il lavoro rimasto in sospeso dopo la caduta del terzo reich - cioè conquistare il mondo -, e lo farà pilotando il grande robot guerriero Mazinger Z.
Tra un combattimento e l’altro, nell’episodio dal titolo “Il progetto segreto R.I.”, il giovane Koji subisce un tentativo di circuizione da parte del nemico per convincerlo a passare dalla propria parte, persuadendolo con la metafora dell’individuo più forte che, fin dalla notte dei tempi, ha la meglio sul più debole, e qui ci scappa la vignetta del bravo Gosaku Ota che illustra una primordiale lotta per la sopravvivenza tra due dinosauri (in pieno stile grafico anni ’70!).
Col proseguo della serie, apparirà anche un nuovo nemico (il Duca Gorgon), che si vedrà anche nelle pagine del successivo fumetto “Il Grande Mazinger”, trattasi di un sopravvissuto dell’antica civiltà dei micenei, in parte uomo/cyborg e in parte tigre dai denti a sciabola.
Nelle pagine di Mazinger Z, gli animali preistorici hanno un ruolo marginale; ma il tema del passato (antiche civiltà, dinosauri, magia) contrapposto al tema del futuro (robot, scienza), sono elementi cardine dell’opera di Go Nagai. Dinosauri e affini avranno un ruolo sempre più importante nelle sue opere future.

Immagini prese da “Mazinger Z” edito da D/Visual Inc.

mazinger-z

postato da: guilala alle ore 23:03 | link | commenti
categorie: fumetti
lunedì, 07 luglio 2008

L'incredibile Hulk

Nato dalle prolifiche fantasie di Stan Lee e Jack Kirby, è attualmente nelle sale il secondo episodio di Hulk dal titolo “L'incredibile Hulk” - del regista francese Louis Leterrier - forse uno dei più famosi personaggi dell'universo Marvel, la nota casa editrice che fin dagli anni sessanta sforna supereroi a go go, come Spider Man, i Fantastici Quattro e gli X-Men (giusto per citarne alcuni).
Hulk è un personaggio bivalente che, come il dottor Jekyll ed il signor Hyde, vive un'esistenza doppia uomo-mostro, dove il primo (l'uomo) è scienziato e calcolatore ma incapace di accettare la sua realtà e all'esasperata e isterica ricerca dell'antidoto per contrastare il secondo (il mostro) che, nonostante la sua furia apparentemente incontrollabile, cela il disagio dell'incomprensione da parte del mondo degli umani e del suo umano io (e qui c'è molto dell'ottocentesco “Frankenstein”)... ma chi è, in verità, il mostro?
Hulk è esplosivo, regressivo e liberatorio. Rappresentazione del lato oscuro e bestiale di ognuno di noi. Hulk è quindi una figura ancestrale, che pare sempre spaesata in mezzo agli uomini e alle cose create dagli uomini. Il suo ambiente la natura (e non è forse un caso che la sua pelle sia verde) e in una scena gotico romantica del film, in un anfratto nella roccia, dopo aver “rapito” la bella fidanzata d'un tempo (evidente richiamo al primo ed insuperabile King Kong) la bestia emette un grido di sfida al mondo che ricorda palesemente quello del mega dinosauro mutante Godzilla!

Poi, tutto il resto, è Hollywood.

postato da: guilala alle ore 23:01 | link | commenti (2)
categorie: cinema
lunedì, 30 giugno 2008

Il menhir nascosto

Basta prendere uno dei ripidi sentieri CAI che si inerpicano alle spalle delle affollatissime Cinque Terre liguri, per trovarsi soli (o quasi), immersi nel verde costeggiando oliveti, vigneti e boschi ancestrali accompagnati da panorami mozzafiato. Ed è proprio in uno di questi boschi, ad oltre 700 metri di quota, che si può ammirare il Menhir delle Cinque Terre (o del Monte Capri).
L'unico problema è che si trova leggermente fuori dal sentiero, è celato da felci e altra vegetazione di sottobosco e non c'è nessun cartello ad indicarne la presenza. Bisogna saper che c'è e dove, più o meno, si trova. Poi... bisogna aguzzare la vista.
Tale Menhir, presumibilmente dell'età del bronzo, e lungo 3,80 m, è disteso al suolo ed spezzato al centro. Forse è stato abbandonato durante il trasporto proprio in seguito alla rottura, quindi quella non era la sua destinazione finale; Oppure, secondo altre fonti, lì è dove era originariamente posto e solo successivamente è caduto, spezzandosi. Difficile stabilirlo.
Il Menhir non presenta nessun tipo di intervento decorativo, tipico delle più famose e antropomorfe statue stele, di cui, in senso temporale, ne è l'archetipo.
Per ammirare un bel campionario di statue stele, oltre a reperti di animali preistorici e reperti d'epoca romana della scomparsa città di Luni, è da visitare il Museo del Castello di La Spezia, dove i reperti sono ben esposti lungo le suggestive sale dell'edificio.

menhir-nascosto

postato da: guilala alle ore 23:31 | link | commenti (2)
categorie: escursioni e siti
sabato, 28 giugno 2008

Aldo, Giovanni, Giacomo e...

Sono appena tornato fresco fresco (?) da una settimana in terre liguri e, accendendo la TV, vedo la nuova pubblicità della compagnia telefonica Wind, sempre con gli attori comici Aldo, Giovanni e Giacomo, questa volta alle prese con un gigantesco mostro in CGI, parodia del famoso dinosauro mutante Godzilla.
Sicuramente d'effetto e ben fatta. Chissà se la mostruosa situazione avrà un seguito.

postato da: guilala alle ore 21:13 | link | commenti (2)
categorie: televisione, cultura popolare
domenica, 15 giugno 2008

Anonymus Rex

Vincent Rubio è un investigatore privato che dopo la perdita del suo socio in affari, morto in circostanze misteriose, si ritrova solo, drogato e prossimo al tracollo professionale. Ma avrà un'ultima possibilità per riscattarsi indagando sulla morte di un magnate dell'industria che lo coinvolgerà, tra belle donne, affari sporchi e night club, fino alla risoluzione del caso in cui anche il defunto socio era coinvolto.
Un romanzo, quello dello statunitense Eric Garcia, pubblicato nel 2000, che segue tutti i crismi del giallo, se non fosse per un particolare: Vincent Rubio, l'investigatore privato protagonista del libro, è un Velociraptor! E come lui ce ne sono altri, di altre specie di dinosauri, che occupano ogni strato sociale della società umana ma, essendo in minoranza, sono costretti a camuffarsi da umani tramite fantomatici travestimenti detti “policostumi” e vivere all'ombra dell'uomo da milioni di anni.
Il romanzo rimane sostanzialmente un giallo, non si apre a chiavi di lettura sociali o politiche come farebbe un racconto di fantascienza e non indaga su come e perché i dinosauri sono giunti a noi (d'accordo che non tutto debba essere necessariamente spiegato, ma visto che il romanzo è raccontato dalla parte dei dinosauri, qualche spiegazione in più non guastava).
Altro elemento fantastico, sono gli esperimenti genetici condotti all'insaputa sia degli umani che del consiglio dei dinosauri per creare creature ibride tra uomo e dinosauro per soddisfare l'egoismo materno di qualche personaggio.
L'elemento dinosauro pare quindi pretestuoso, solamente in favore di una mascherata dove i dinosauri si camuffano da esseri umani e viceversa, come, del resto, mascherato è il romanzo stesso.
Il romanzo assolve pienamente una delle famose e dogmatiche venti regole del giallo dello scrittore Van Dine: “Un buon romanzo giallo non ha significati altri”.
Detto ciò, il libro si legge bene, la scrittura e scorrevole e dalla comicità amara.

È mezzanotte e dieci, e non posso fare a meno di ululare una canzone di vittoria con la mia voce da raptor [...] La parte razionale che sta riprendendo posto nella mia mente dice al corpo di muoversi e filare, raccogliere la mia roba, scappare nell'oscurità il più velocemente possibile, prima che arrivi qualcuno a dare un'occhiata a questo scenario di lotta preistorica scoppiata in un vicolo di New York.”

postato da: guilala alle ore 14:48 | link | commenti (6)
categorie: libri
giovedì, 05 giugno 2008

Wolfango

Davanti alla pittura di Wolfango, artista bolognese contemporaneo, ci si sente come precipitare dentro l’opera stessa, un po’ per il punto di vista zenitale ed il grande formato dei quadri come “Lo scatolone dei giocattoli”, ben 362 x 320 cm, e un po’ per il gigantismo dei soggetti, come fossero visti da un’enorme lente d’ingrandimento.
I soggetti quotidiani delle opere sembrano uscire dai ricordi di ognuno di noi, come i resti di animali sulla spiaggia, vecchi oggetti contenuti in sgualcite scatole o qualsiasi altro oggetto che si possa trovare per terra. Ma anche frutta matura, attaccata da piccoli e famelici insetti che risultano, però, giganti ai nostri occhi.
Nature morte, quindi, dipinte con tecnica realistica e materica, che paiono in procinto dell’imminente passaggio alla fossilizzazione (mnemonica e naturale).
Nel già citato “Lo scatolone dei giocattoli” spicca il bel Tyrannosaurus Rex, uno dei tanti giocattoli insieme a soldatini, bambole ed altro ciarpame.

In mostra fino al 22 giugno, nella bella sede del Complesso Monumentale di Santa Maria della Vita, Museo della Sanità, Bologna.

wolfango

postato da: guilala alle ore 20:00 | link | commenti (2)
categorie: arte
lunedì, 26 maggio 2008

La Perla del Drago

La figura del drago ha origini molto antiche ed è diffusa un po’ in tutto il mondo. Essa trae origine dai grandi rettili presenti in alcune zone del pianeta (coccodrilli, serpenti, varani ecc.) oppure da resti fossili di grossi animali preistorici.
Famosi sono, ad esempio, i draghi delle leggende nordiche e delle pitture religiose del medioevo italiano. Il drago è il simbolo mitologico per eccellenza della Cina e, spingendoci ancora più il là, troviamo numerosi draghi nei miti delle isole del Pacifico tra cui l’arcipelago della Micronesia, ambientazione del terzo capitolo sui criptoanimali dello scrittore Alberto Melis dal titolo “La Perla del Drago”, dove i nostri giovani protagonisti continuano la loro avventura per salvare i misteriosi criptoanimali dai malefici piani della Raptor. E tra nuovi personaggi buoni e cattivi, comincia l’intreccio con la vicenda tibetana del primo romanzo.
L’esotica ambientazione richiama il romanzo marinaresco, come l’ottocentesco “Gordon Pym” di E. A. Poe e “Il Vecchio e il Mare” di E. Hemingway.

Riporto un piccolo estratto dal lavoro enciclopedico di Fabio Vaghi dal sito di Fantasy Magazine: “In tutte le isole di Polinesia e Micronesia ci sono divinità serpentine, del mare, delle tempeste e dei vulcani. Sono zone ricche di fossili marini, e non è difficile pensare dove gli antichi indigeni del luogo abbiano preso ispirazione per i loro miti. Fatto sta che buona parte delle principali divinità di una realtà mitologica che per ovvie ragioni geografiche è molto frammentata, sono serpenti. La cosa strana è che ci sono isole dove sono adorati dei-drago o serpente anche se nell’isola di serpenti non ce ne sono mai stati.”

postato da: guilala alle ore 21:58 | link | commenti (2)
categorie: libri
lunedì, 12 maggio 2008

La balena di montagna

Era il 1965 quando il signor Monti, abile ruspista, mentre svolgeva il suo lavoro sui Colli Bolognesi, in Val Zena nei pressi del comune di Pianoro, fu attratto da uno strano sasso, a prima vista somigliante ad un frammento di zanna d'elefante e poi, sottoposto agli esperti dell'Istituto di Geologia e Paleontologia di Bologna, si scoprì essere una porzione della mandibola di una balena! E così partirono gli scavi.
Il reperto, ora conservato al Museo di Geologia e Paleontologia Giovanni Capellini di Bologna, è uno scheletro quasi completo di una balena molto simile all'attuale specie Balaeonoptera acutorostrata, risale a 2 milioni di anni fa (Pliocene – Piacenziano), la sua lunghezza è stimata intorno ai 9 metri ed è uno dei pochi reperti a conservare il rudimentale osso del bacino.
A ricordo di tale evento, è stata inaugurata ieri, domenica 11 maggio, la scultura della balena proprio dove è stata trovata, in Val Zena nella località di Gorgognano. Ospite d'eccezione oltre ai rappresentanti delle varie istituzioni che hanno contribuito all'evento, è Gian Battista Vai, direttore del Museo Capellini di Bologna, che con i suoi modi entusiastici ha parlato del ritrovamento e degli aspetti geologici e biologici con estrema semplicità ed efficacia.
Con l’opera scultorea, l’artista Davide Rivalta ha voluto evocare l’idea della balena, figura ormai mitica e custodita nell’immaginario di ognuno di noi, astraendosi da una rappresentazione perfetta e realistica, concentrandosi più sulla plasticità della forma (come fosse appena spiaggiata) dandone un'idea volutamente incompiuta, una traccia, lasciando intatte le scabrosità del materiale (vetroresina) e le imprecisioni della tinta, uno smalto per navi - ritorno forse involontario al legame primordiale col mare - di un candido, etereo ed immortale bianco.
In chiusura, l'attore Umberto Bortolani legge alcuni passi sulle balene fossili tratte dal “Moby Dik” di Herman Melville.

E poi... crescentine fritte per tutti.

Sotto: Gian Battista Vai (a sinistra) con una foto dello scavo e il signor Monti, scopritore del fossile.

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postato da: guilala alle ore 20:38 | link | commenti (4)
categorie: arte, parchi a tema e modelli
giovedì, 24 aprile 2008

Il ritorno di “I-Zenborg”

Vi assicuro che è veramente raro trovare qualcosa di interessante nei mercatini delle pulci. Certo, se si cerca vasellame, vecchi strumenti di carpenteria o contadini, mobilio d’ogni epoca, cartoline ben divise per genere e paesi, dischi, libri e riviste, non c’è problema, siete nel posto giusto. Ma se cercate, come me, space toys giapponesi tra gli anni settanta e ottanta, il discorso cambia. Per questo genere d’articoli esistono fiere specializzate, è vero, ma i prezzi sono proibitivi e allora non c’è maggiore soddisfazione che trovarli nei mercatini, come una sensazionale scoperta di un piccolo tesoro generalmente a buon prezzo.

L’oggetto in questione è l’astronave “I-Zenborg”, completa di scatola.

“I-Zenborg” (in originale “Ai-Zenborg”) è una vecchia serie di telefilm giapponesi, dove i personaggi sono realizzati a cartone animato mentre gli ambienti, i mezzi e tutto il resto, sono riprese realizzate dal vero.

Prodotti da Eiji Tsuburaya, puro genio del cinema fantastico (vedi post “Eiji Tsuburaya: Master of Monsters”), i 39 episodi della fantascientifica serie, prodotti tra il ’77 e il ’78 e trasmessi in Italia qualche anno più tardi, narrano le vicende di due fratelli, Ai e Zen, trasformati in cyborg dopo un mortale incidente per contrastare e distruggere le orde di dinosauri capitanati da un gigantesco Tyrannosaurus Rex, tornati per riprendersi ciò che un tempo era loro: il pianeta Terra!

Ai e Zen pilotano una sorta di carro armato che, una volta uniti i loro poteri nella fusione momentanea dei loro corpi, è in grado di trasformarsi in una potente astronave - Ai-Zenborg, appunto - dotata di lame nelle ali e una micidiale trivella come muso. E se l’azione del favoloso mezzo risultasse inefficace, i due fratelli possono scatenare ulteriormente i loro poteri trasformandosi in un gigantesco guerriero: Super Ai-Zen.

 

Forza I-Zenborg!

 

ritorno-izenborg

postato da: guilala alle ore 10:03 | link | commenti (6)
categorie: cinema, giochi
venerdì, 04 aprile 2008

I Sansoni

Giornata splendida quella che ho trascorso, qualche giorno fa, caricato sul sedile di una moto da fuoristrada per dare una mano ad un amico per lo studio del percorso della 105 The Abbots Way, un ultra trail che sta organizzando e che percorrerà, il 3 e 4 maggio, i chilometri che separano Pontremoli da Bobbio, di corsa, attraverso la medievale Via degli Abati: roba tosta per gente tosta!
Il tratto che abbiamo percorso collega i comuni piacentini di Farini e Bobbio, passando per Sella dei Generali, che è il punto più alto coi suoi 1.230 metri, sulla cui sommità, in un paesaggio rarefatto, con bassa e giallastra vegetazione, qualche chiazza di neve ancora fresca e le inconfondibili tracce di qualche recente pascolo, sbucano, scure, frastagliate e coi loro riflessi verdognoli, le ofioliti.
Rimango sempre affascinato da quelle magmatiche rocce.
Con una piccola deviazione del percorso abbiamo poi raggiunto i “sansoni”, un affioramento ofiolitico davvero bello e nascosto. In esso, c’è chi ci vede dei giganti, altri dei monaci in preghiera.

i-sansoni

postato da: guilala alle ore 23:31 | link | commenti (4)
categorie: escursioni e siti