A chiusura delle conferenze paleontologiche, il Museo Capellini ha organizzato una gita fuori porta per i congressisti in quel di Trieste, per ammirare Antonio, il dinosauro adrosauroide italiano, e il sito da cui è stato estratto.
L'esperienza è stata a dir poco esaltante, un po' per l'eccezionalità delle cose viste e un po' per l'aria da scolaresca di cui è stata intrisa la giornata.
Si comincia con la visita ad Antonio al museo triestino di Storia Naturale, attualmente chiuso e scalcinato per lavori edili (è in trasferimento in un altro edificio in periferia), custodito in una piccola sala in compagnia di altri fossili di rettili di notevole rilevanza che però impallidiscono al confronto con lo spettacolare dinosauro. Dopo un'introduzione da parte di Deborah Arbulla, conservatrice del Museo, il paleontologo Fabio Marco Dalla Vecchia, che lo ha studiato per anni, centimetro dopo centimetro, sale in cattedra spiegandone le caratteristiche principali.
Consumato un lauto e rigenerante pranzo in un'ottima trattoria a pochi passi dal museo, siamo alla volta del sito di ritrovamento al Villaggio del Pescatore, località costiera sul confine tra la Provincia di Trieste e quella di Gorizia, a poche centinaia di metri dalla foce del Timavo, famoso fiume sotterraneo del Carso.
Siamo in tanti, provenienti da ogni parte del mondo e la curiosità è palpabile, anche perché, si sa, Antonio non è l'unico esemplare rinvenuto in quelle rocce, anzi...
È stato bello vedere un gruppo di giovani e futuri paleontologi, in piena estasi da scoperta, scrutare ogni roccia alla ricerca di tracce ossee del dinosauro dimenticato!
Infine, abbiamo visitato la sezione paleontologica del vicino Museo della Rocca di Monfalcone presso la sede del Gruppo Speleologico Monfalconese A.d.F., ricca di fossili di fauna marina cretacica del Carso e di curiosi calchi in gomma delle impronte di dinosauri dell'Istria, e dal momento che lì si custodiscono e preparano i fossili prima dell'esposizione e dello studio, è stato oltremodo interessante vedere gli scaffali pieni di scatole con rocce e fossili e il laboratorio per la preparazione (si possono scaricare pubblicazioni a carattere paleontologico qui ).
Grazie a Fabio Marco Dalla Vecchia per gli interventi tecnici su questo post che io non sarei mai stato in grado di scrivere.

Ha preso il via la “International Conference of Vertebrate Palaeobiogeography”, il congresso sulla paleontologia dei vertebrati dal 27 al 29 settembre in concomitanza con la mostra bolognese sui dinosauri italiani.
Un'occasione per incontrare grandi nomi nel mondo geologico e paleontologico italiani e internazionali, consolidare le amicizie e condire il tutto con qualche buona cena.

Domenica scorsa, in una località appena fuori Parma, ha avuto luogo l’incontro tra i soci e gli amici della giovane Società Paleontologica Parmense Italiana (APPI) dove ho avuto l’occasione di conoscere Alessandro Carpana, persona molto disponibile e alla mano, che ha intrattenuto gli ospiti parlando della sua incredibile esperienza come capo scavo nell’estrazione di un grande adrosauro, durante la spedizione americana del noto paleontologo John “Jack” Horner.
In mostra anche le tavole di Davide Bonadonna e Fabio Pastori, due fra i più noti paleoartisti italiani, che hanno spiegato al pubblico gli intenti e i segreti della loro arte.
Il tutto in un’atmosfera rilassata e informale, condita da cibarie caserecce in abbondanza!
Nelle foto: Davide Bonadonna; Alessandro Carpana; Filippo Bertozzo; Fabio Pastori; Andrea Cau; Fabio Manucci.

Sono stati più di 2.500 i visitatoti dopo appena una settimana dall'apertura della mostra bolognese sui dinosauri. Un bel numero per un evento realmente paleontologico!
Segnalo la possibilità di visite guidate, tenute da geologi e paleontologi, e il nuovissimo libro fotografico sulle collezioni del museo, nonché la guida alla mostra, disponibili all'entrata.
Nelle foto sottostanti, un omaggio ad alcune delle persone che si fanno in quattro per far funzionare questo evento.

Un bambino tiene fra le mani un mammut giocattolo. Alcuni ragazzi parlottano e si scambiano battute. Insieme a loro e a tanta altra gente (forse cinquecento persone?) attendiamo l'apertura delle porte della mostra bolognese “I dinosauri italiani e altri vertebrati fossili del nostro paese”.
Ad attenderci, reperti di eccezionale rilevanza paleontologica, la bellissima e rinnovata sala dei dinosauri, con il sauropode gigante Diplodocus - che compie 100 anni! - e altri dinosauri come Torvosaurus e l'adrosauro “Antonio”, e l'esposizione artistica delle opere a tema paleontologico di artisti italiani.
L'evento è stato emozionante e ben riuscito, oltre che esser stata l'occasione di ritrovare vecchie conoscenze e farne delle nuove.

Uno spuntino a Bologna coi paleoartisti David “Troco”, Lukas Panzarin e Fabio Manucci.

Tornando verso casa, ci sian fermati a caricare un ospite importante: Antonio l'adrosauro!
Nella foto grande, da sinistra verso destra: Marco e Sergio, i due abili autori del calco (Coop. Naturalisti Michele Gortani di Udine), Paolo e Federico del museo bolognese e Paolo Maddaleni (Soprintendenza dei Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia).

Continua quella che per me è una grande fortuna, cioè quella di poter partecipare attivamente al “dietro le quinte” dell'imminente mostra/convegno del Museo Giovanni Capellini di Bologna.
Oggi siamo partiti alla volta di Trieste per il ritiro di alcuni reperti dal Museo di Storia Naturale della città.
Nella foto grande, da sinistra verso destra: Fabio Marco Dalla Vecchia e Deborah Arbulla del museo triestino, Paolo Ferrieri e Federico Fanti del museo bolognese.

Fervono i preparativi per la mostra/convegno bolognese.
Nella foto centrale, da sinistra verso destra: il testone di Dippy, Davide Bonadonna, Federico Fanti, Gian Battista Vai e Fabio Manucci.
